Il Legamento Crociato Anteriore

rottura legamento crociato anteriore 
anatomia e funzione

Anatomicamente il LCA è una struttura fibrosa, collocata a centro del ginocchio, collegato da un’estremità al femore e dall’altra estremità alla tibia, la cui funzione è quella di limitare lo slittamento anteriore della tibia rispetto al femore.

Purtroppo la sua vascolarizzazione è molto scarsa e questo ne determina, oltre a una facile lesionabilità, un lungo periodo di guarigione.

Cause di lesione del lca

Il legamento crociato anteriore è spesso sollecitato da importanti forze di taglio, specialmente negli sport e nelle attività fisiche che richiedono repentini cambi di direzione. Le lesioni da contatto rappresentano circa il 30% delle lesioni al LCA1. Il restante 70% delle lesioni del LCA sono lesioni senza contatto che si verificano principalmente durante la decelerazione degli arti inferiori, con i quadricipiti contratti al massimo e il ginocchio a quasi l'estensione completa2.

Le possibili cause di una rottura del LCA si possono racchiudere in 4 punti schematizzati:

  • Arresto improvviso durante una corsa
  • Cambio rapido di direzione
  • Atterraggio da un salto in modo scorretto
  • Trauma diretto sul ginocchio

In tutti questi movimenti c’è il rischio che la tibia si muovi troppo velocemente, non permettendo al femore di seguire il movimento: è in questo modo che si va a lesionare il crociato anteriore.

Esistono tre diverse classificazioni della lesione che dipendono dalla gravità dell’infortunio:

  1. Lesione di 1° grado: è uno sfilacciamento del legamento o un suo semplice stiramento. Nella maggior parte dei casi questo tipo di lesione non va a intaccare la fisiologica stabilità dell’articolazione;
  2. Lesione di 2° grado: è una rottura parziale del legamento, in cui è avvenuto un vero e proprio strappo delle fibre che compongono il legamento. Questo tipo di infortunio può essere ulteriormente suddiviso in:
    - Lesione di secondo grado A: le fibre lesionate sono sotto il 50% delle fibre totali
    - Lesione di secondo grado B: le fibre lesionate sono superiori al 50% delle fibre totali
  3. Lesione di 3° grado: rottura completa del LCA. In questo grado è sempre presente l’instabilità dell’articolazione ed è spesso accompagnata da fratture o lesioni delle parti concomitanti.

Le strutture adiacenti al LCA che, nel caso di una sua rottura parziale, potrebbero andare ad infortunarsi, sono i menischi, gli altri legamenti (crociato posteriore e collaterali), o cartilagine articolare.

I sintomi di una eventuale rottura del LCA sono molto evidenti: nel momento in cui avviene l’infortunio si potrebbe sentire uno schiocco che rappresenta la rottura del legamento. La lacerazione non coinvolge solo le fibre del legamento, ma anche le vene e le piccole arterie che percorrono il legamento, con conseguente sanguinamento, versamento articolare ed edema localizzato nell’articolazione o nelle sue vicinanze. A tutto questo si aggiungono l’impotenza funzionale e l’instabilità, percepite come la sensazione di un movimento anomalo e l’impossibilità del ginocchio a sostenere il peso corporeo.

diagnosi

La diagnosi dell’avvenuto infortunio deve essere eseguita da un medico ortopedico, il quale può avvalersi di test manuali e LCA 11apparecchiature strumentali per verificarne l’effettiva rottura.

Alcuni esempi di test manuali sono il “Test del cassetto”, il “Test di Lachmann”, il “Jerk Test”. Questi test verificano la mobilità dell’articolazione e i suoi gradi di movimento: con il legamento rotto, il ginocchio riesce a raggiungere gradi e movimenti che un ginocchio sano non riuscirebbe a riprodurre.

Infine il medico può avvalersi dei test strumentali: la risonanza magnetica è il test che riesce a offrire un quadro più chiaro della situazione, evidenziando tutti i tessuti molli che compongono l’articolazione. In aggiunta si può eseguire una radiografia per scongiurare eventuali fratture ossee.

trattamento della lesione

Il trattamento del LCA dipende da molti fattori: dalla gravità della lesione, dall’età dell’infortunato, dal livello di attività fisica della persona. Per le lesioni di 1° e 2° grado tendenzialmente l’approccio è conservativo: con un buon periodo di recupero, tra apparecchiature strumentali ed esercizi riabilitativi, il legamento tornerà alla sua normale funzione.

Nel caso in cui sia avvenuta una totale rottura del legamento, spetterà al medico ortopedico la decisione finale su come trattare l’infortunio: se utilizzare un approccio conservativo (senza operazione chirurgica, attraverso apparecchiature strumentali ed esercizi correttivi per educare il corpo e il ginocchio a muoversi compensando la mancanza del legamento) o se optare per l’operazione chirurgica (attraverso l’operazione viene ricostruito il legamento, per poi gradualmente tornare alla normale attività fisica).

 Durante l’operazione chirurgica viene effettuata una vera e propria ricostruzione del LCA, che consiste nell’immettere un innesto che fungerà da impalcatura per la crescita del nuovo legamento. Gli innesti che vengono utilizzati più frequentemente derivano da: porzione centrale del tendine rotuleo, tendini della zampa d’oca (muscoli gracile e semitendinoso) o l’utilizzo di un legamento sintetico creato in laboratorio.

Gestione dell'infrotunio in fisio10

LCA 22

All’interno della nostra struttura abbiamo un iter ben preciso per questo tipo di lesione, personalizzabile poi a ogni tipo di persona. Il medico ortopedico valuterà l’entità dell’infortunio, per valutare il caso di eseguire un’operazione o meno. 

Eseguita l’operazione, il primo passo da fare è recuperare la completa mobilità del ginocchio, soprattutto in estensione. In questa fase i fisioterapisti del nostro centro, attraverso mobilizzazioni passive, massaggi e apparecchiature strumentali permetteranno al ginocchio di recuperare tutti i gradi di movimento. Gradualmente verrà anche caricato sempre più peso corporeo sul ginocchio, passando da una condizione in cui sono necessarie le stampelle per la deambulazione a una in cui si riuscirà a camminare senza il bisogno di ausili esterni.

Una volta conclusa la parte passiva nella zona fisioterapica, si passa alla palestra di rieducazione funzionale: è qui che si andranno ad eseguire esercizi di mobilizzazione attiva, stretching, controllo motorio e rinforzo muscolare.

Secondo la mentalità della nostra struttura, il ginocchio è un’articolazione che richiede una grande stabilità: quest’ultima è data si dalla forza muscolare dei muscoli principali del ginocchio, come il quadricipite, ma soprattutto dal corretto funzionamento delle articolazioni che supportano il ginocchio: le anche e le caviglie. Queste due articolazioni devono essere mobili, per evitare che creino dei compensi a livello del ginocchio e i muscoli delle anche devono essere tonici e usati correttamente nei movimenti: il muscolo medio gluteo, che origina dalle anche e si attacca al femore, è il principale stabilizzatore del ginocchio. È la sua contrazione che stabilizza il ginocchio e gli permette di eseguire tutti i movimenti di flesso-estensione in sicurezza, evitando di creare tensioni negative ed eccessivi sovraccarichi.

Una meta-analisi sui protocolli di prevenzione specifici per il LCA ha rilevato, tra i programmi di successo, esercizi di pliometria, allenamenti di forza ed esercizi di equilibrio, combinati con esercizi sul corretto posizionamento del corpo durante l'atterraggio, stesse tipologie di esercizi che vengono svolti nella palestra della nostra struttura3.

La visione del nostro centro è a 360° e non si sofferma mai sull’infortunio specifico, ma accoglie e tratta il cliente al completo, analizzando e tenendo conto che il corpo è tutto funzionalmente collegato.

 

 

bibliografia
  1. Hewett TE, Myer GD, Ford KR. Anterior cruciate ligament injuries in female athletes: Part 1, mechanisms and risk factors. Am J Sports Med. 2006;34(2):299-311.
  2. Shimokochi Y, Shultz SJ. Mechanisms of noncontact anterior cruciate ligament injury. J Athl Train. 2008; 43(4):396-408.
  3. Hewett TE, Ford KR, Myer GD. Anterior cruciate ligament injuries in female athletes: Part 2, a meta-analysis of neuromuscular interventions aimed at injury prevention. Am J Sports Med. 2006;34(3):490-498.

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